DORMIRE VICINO E CONSIGLI.Visitare l'Abbazia di Pomposa - Bed & Breakfast La Corte di Occhiobello

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VISITARE L'ABBAZIA DI POMPOSA


La presenza già certa al VI-VII secolo di un cenobio benedettino nell’Insula Pomposia è testimoniata, per la prima volta, in un documento dell’anno 874 in cui Papa Giovanni VII reclamava al papato la giurisdizione sul monastero contro la diocesi di Ravenna.

Luogo ameno e fertile – fino a quando l’inondazione seguita alla rotta degli argini del Po a Ficarolo (1152) non determina sostanziali mutamenti climatici e ambientali nella zona del delta padano – l’isola pomposiana favorisce lo sviluppo di un’abbazia ricca e potente, che raggiunge l’apice della sua fama e l’indipendenza nel XI secolo.

È il ravennate abate Guido degli Strambiati (morto nel 1046) l’iniziatore della radicale riforma delle fabbriche pomposiane che, nel corso del XI secolo, vengono ampliate e abbellite: nel 1026 viene riconsacrata la chiesa, nel 1063 costruita la torre campanaria e, nell’arco dello stesso secolo, vedono la luce i chiostri e il palazzo della Ragione, nel quale l’abate di Pomposa esercitava la giustizia civile.

Centro primario di vita religiosa e spirituale, la Pomposa dell’epoca di Guido fu frequentata da numerose personalità illustri, tra cui spiccano San Pier Damiani e Guido d’Arezzo il quale sembra abbia elaborato proprio qui il suo metodo di scrittura delle note musicali.

Nel XI secolo la comunità monastica di Pomposa contava più di cento monaci; fama e prosperità proseguono per i due secoli successivi, ma già nel XIV secolo Pomposa è in forte declino, nonostante si abbia ancora la possibilità di compiere, a più riprese nell’arco del secolo, i grandi cicli pittorici del capitolo, del refettorio e della chiesa.

Il 1423 segna la data di trasformazione in commenda, nel 1496 Pomposa è indicata tra i beni del monastero di San Benedetto a Ferrara: nel 1552 il Papa Innocenzo X sopprime ufficialmente il monastero pomposiano;gli ultimi monaci escono però solo nel 1671.

A causa dell’abbandono, crolla gran parte degli edifici; quelli che rimangono in pessimo stato, vengono venduti all’incanto nel 1802 e acquistati dai marchesi Guiccioli di Ravenna che per tutto il secolo li usano come magazzini, stalle, fienili all’interno dell’azienda agricola di loro proprietà di cui Pomposa faceva parte.

Tra il 1910 e il 1914 lo Stato italiano espropria gran parte delle fabbriche di Pomposa, compiendo tra il 1925 e il 1930 un completo ciclo di restauri che ne recuperano gli edifici ancora esistenti.

Il complesso pomposiano è costituito oggi dalla chiesa abbaziale di Santa Maria con campanile, la sala capitolare, il refettorio, la cosiddetta “sala delle Stilate” e il dormitorio (oggi Museo Pomposiano) che descrivono l’ambito del chiostro, mancante del lato ovest; comprende inoltre il palazzo della Ragione e il recinto del cimitero dei frati situato a nord della chiesa.
 
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